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Redes sociales

Ipocriti, ingenui ed immorali: alcune tipologie di commentatori su Parigi

Carmine Pinto

La violenza è sempre accompagnata dalla doppiezza, dalla stupidità e dall’arroganza. Quando un criminale politico uccide o terrorizza, per esaltare il proprio potere, fisico o simbolico, c’è sempre chi lo giustifica. Che sia potere ideologico, sociale, politico, economico a motivare queste azioni non fa differenza, perché non manca mai chi è disposto a trovare una recondita e complicata motivazione, fermo restante l’ipocrita solidarietà alle vittime. Da almeno un secolo torme di accademici, militanti politici o semplici conversatori si sono affannati a giustificare (o ad esaltare a seconda dei casi) Hitler e Stalin, poi magari Castro e Mao Tse Tung. Negli anni passati c’era addirittura chi si esaltava per la corrotto-crazia di Chavez in Venezuela. Ovviamente sempre cercando di spiegare che avevano capito la realtà, le vere motivazioni, le profonde giustificazioni, o i grandi trionfi del nazional-socialismo o del comunismo. Le motivazioni sono profonde e necessitano alcune enciclopedie per analizzarle, ma i fatti di Parigi ci mostrano le tre tipologie che ai giorni di oggi possono spiegarci questo fenomeno.

1) gli ipocriti: coloro che “hanno capito”; quelli che per considerarsi intellettuali o semplicemente intelligenti, si inventano un presunto Occidente per dire che l’Isis qualche regione c’è là, senza neppure sapere che il 90% delle persone che questi assassini colpiscono sono prevalentemente musulmani e che il potere in oriente, insieme alla distruzione dei pochi cristiani, degli arabi laici o nazionalisti è il loro obiettivo, mica la conquista di Parigi o New York.

2) gli ingenui: coloro che credono a qualche oscura sociologia della miseria e della disperazione, senza rendersi conto che poveri, donne, bambini sono le principali vittime della violenza dell’ISIS e degli altri loro colleghi. Lo stupro collettivo, la vendita degli uomini, la tortura è una pratica i cui soffrono per mano dell’ISIS gli indifesi, e che le politiche dei terroristi non hanno nulla a che vedere con la povertà e cose simili.

3) gli immorali: coloro che utilizzano queste tragedie per avere visibilità mediatica, commenti sui social o in tv, esattamente come i loro colleghi qualche anno fa predicavano la rivoluzione per poi occupare cattedre universitarie o redazioni giornalistiche, facendo della doppia morale il principale criterio interpretativo delle proprie analisi.

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